Carceri piene, Parlamento immobile

Ieri, nel carcere romano di Rebibbia, un detenuto si è suicidato. Non è il primo caso nell’anno appena cominciato, considerato che già nel carcere di Ivrea si è verificato un episodio simile nei giorni scorsi. Puntuali, e sempre più manifestamente inutili, ricominciano le dichiarazioni di sdegno per le condizioni carcerarie italiane. I nostri istituti penitenziari sono più che sovraffollati, ormai è noto. L’indignazione però ha fatto il suo tempo.
17 AGO 20
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Ieri, nel carcere romano di Rebibbia, un detenuto si è suicidato. Non è il primo caso nell’anno appena cominciato, considerato che già nel carcere di Ivrea si è verificato un episodio simile nei giorni scorsi. Puntuali, e sempre più manifestamente inutili, ricominciano le dichiarazioni di sdegno per le condizioni carcerarie italiane. I nostri istituti penitenziari sono più che sovraffollati, ormai è noto. L’indignazione però ha fatto il suo tempo. Soluzioni possibili ci sono eccome, e il ministro di Giustizia, Annamaria Cancellieri, ne sta percorrendo qualcuna. Eppure continuare a gingillarsi con deboli aspirine (la costruzione di nuove carceri, certo, ma quando?) o potenti medicamenti (indulto e amnistia) suona come una presa in giro. Perché se “a valle” abbiamo carceri indegne di uno stato di diritto, lo dobbiamo alla giustizia fuori controllo che continua a operare “a monte”. Se non si riformano i meccanismi istituzionali che producono gli abusi della carcerazione preventiva e la lunghezza ingiustificata dei processi, solo per fare qualche esempio, allora sarebbe più dignitoso applicare nel frattempo una moratoria da ogni commento lacrimevole del giorno dopo.
Il Parlamento, senza attendere il governo, potrebbe già fare molto, o perlomeno qualcosa. Non a caso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a inizio ottobre si era rivolto con un messaggio ufficiale alle Camere. Responsabilmente, il presidente non evocava soltanto “misure di clemenza” contro il sovraffollamento carcerario, ma indicava al Parlamento “la connessione profonda tra il considerare e affrontare tale fenomeno e il mettere mano a un’opera, da lungo tempo matura e attesa, di rinnovamento dell’Amministrazione della giustizia”. Cosa ne è stato di quelle parole? Sostiene Marco Pannella, leader dei Radicali da anni impegnati su amnistia e riforma della giustizia, che il presidente della Camera, Laura Boldrini, e il presidente del Senato, Pietro Grasso, hanno forse “sequestrato” il messaggio presidenziale. Dopo tre mesi esatti di inazione, il dubbio effettivamente è lecito. Basteranno le condanne e le multe europee pendenti a destarli dal facile torpore umanitario?